Ci sono borghi che di giorno vivono al ritmo lento dell’Alto Sangro e una sera l’anno si riempiono fino all’ultimo vicolo. Alfedena, 914 metri di quota e poco più di settecento abitanti, è uno di questi: quando arriva Borgo Divino, il suo castello medievale smette di essere solo un rudere affascinante e diventa per una notte la cornice di una festa di vino, sapori e musica che nell’edizione 2026 ha richiamato circa tremila persone.
Un castello che nasce per difendersi, non per stupire
Le mura e la torre che restano oggi in cima al colle di Alfedena risalgono al periodo tra il X e l’XI secolo, epoca di influenza normanno-sveva, ed erano pensate innanzitutto per controllare la vallata sottostante. Il borgo moderno si è poi organizzato più a valle, ma quella posizione dominante, tra vicoli stretti, scalinate esterne e passaggi coperti, resta il punto più scenico del paese: da lassù lo sguardo corre sui tetti e sui monti che chiudono l’Alto Sangro. Non è un caso che sia proprio qui, tra le pietre di un presidio nato in epoca sannita e poi medievale, che ogni anno Alfedena sceglie di raccontare la propria vocazione enogastronomica.
Una serata, due anime: degustazione e spettacolo
Borgo Divino si muove su due binari paralleli. Da un lato le cantine e i produttori del territorio, con calici e assaggi pensati per far scoprire vini e sapori locali a un pubblico che arriva anche da fuori regione. Dall’altro la musica dal vivo e lo spettacolo, che trasformano il cortile e i vicoli del castello in un palcoscenico diffuso fino a tarda notte. È un formato che negli ultimi anni si è ripetuto con cadenza regolare a fine estate, e che nell’edizione più recente ha portato ad Alfedena un pubblico enormemente sproporzionato rispetto alla popolazione del paese, segno che l’accoppiata tra location e proposta funziona.
Perché il piccolo formato batte i grandi eventi
Non è un festival enogastronomico qualunque: è la dimensione raccolta di Alfedena, con il centro storico che si può attraversare a piedi in pochi minuti, a rendere la serata diversa da una sagra qualsiasi. Le mura del castello fanno da quinta naturale, senza bisogno di allestimenti aggiuntivi, e la distanza tra un banco di degustazione e l’altro si misura in decine di passi, non in centinaia. È lo stesso principio che rende interessanti tanti borghi dell’Alto Sangro: la scala piccola come valore, non come limite.
Come organizzare la visita
Alfedena è a pochi minuti d’auto da Castel di Sangro ed è anche una delle fermate della Transiberiana d’Italia, la storica Sulmona-Isernia: chi si muove in treno può scendere direttamente alla stazione di Alfedena-Scontrone e raggiungere il borgo a piedi. Nei dintorni vale la pena mettere in conto una passeggiata nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, che da qui è letteralmente dietro l’angolo, e una sosta nel centro storico per la necropoli sannitica e la chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Per non perdere le prossime edizioni di Borgo Divino, il canale più affidabile restano i profili social del Comune e della Pro Loco di Alfedena, dove l’evento viene annunciato con qualche settimana di anticipo.
Fonte: Amolivenews.
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